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Il verbale di accertamento delle infrazioni al Codice della Strada è valido fino alla querela di falso

15.10.2009

La Corte di Cassazione a sezioni unite con sentenza n° 17355 del 24 luglio 2009 ha stabilito che il verbale di accertamento delle infrazioni al Codice della Strada è valido fino alla querela di falso.
Nell’ottobre 2002 la Polizia Stradale aveva comminato una multa ad un conducente per aver infranto l’art. 172 del Codice della Strada, conducendo un veicolo senza aver utilizzato le cinture di sicurezza. 
Il multato aveva fatto ricorso, rivolgendosi al Giudice di Pace de L’Aquila, che in accoglimento dell’opposizione aveva annullato il verbale della Polstrada, osservando che il verbale non poteva fare piena prova di un fatto non avvenuto alla presenza degli agenti di polizia, ma presunto dall’osservazione a distanza del momentaneo arresto del veicolo. Inoltre, poiché il conducente aveva giustificato l’arresto con l’esigenza di sistemare meglio la cintura di sicurezza da lui indossata, l’opposizione doveva essere accolta in quanto non vi erano prove sufficienti della responsabilità dell’opponente.

Alla sentenza, l’Ufficio Territoriale del Governo è ricorso in Cassazione. Il ricorso assegnato alla seconda sezione civile è stato rimesso alle Sezioni Unite “per la particolare importanza della questione relativa all’efficacia probatoria delle attestazioni contenute nel verbale di accertamento delle violazioni amministrative e, segnatamente, di quelle alle norme del Codice della Strada, riguardati i fatti oggetto di percezione sensoriale del pubblico ufficiale che le abbia accertate”.

Il 24 luglio 2009, con sentenza n° 17355, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, in considerazione del fatto che il verbale di accertamento, costituendo atto pubblico, fa fede fino a querela di falso e motivando la sentenza con l’affermazione del seguente principio “nel giudizio di opposizione ad ordinanza-ingiunzione del pagamento di una sanzione amministrativa è ammessa la contestazione e la prova unicamente delle circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale o rispetto alle quali l’atto non è suscettibile di fede privilegiata per una sua irrisolvibile oggettiva contraddittorietà, mentre è riservato al giudizio di querela di falso, nel quale non sussistono limiti di prova e che è diretto anche a verificare la correttezza dell’operato del pubblico ufficiale, la proposizione e l’esame di ogni questione concernente l’alterazione nel verbale, pur se involontaria o dovuta a cause accidentali, della realtà degli accadimenti e dell’effettivo svolgersi dei fatti”, concludendo che “Detto principio è stato disatteso dalla sentenza impugnata, giacché ha escluso l’efficacia probatoria del verbale nel quale gli agenti della polstrada avevano attestato di avere direttamente percepito la commissione della violazione in base ad un apprezzamento del carattere presunto della percezione a lui precluso nel giudizio di opposizione dalla fede privilegiata del verbale di accertamento”.